mercoledì 24 settembre 2008

Cosa succede in città?

Diciamo che la Bolivia non sta vivendo un momento tranquillo...una sorta di "guerra civile a bassa intensità"...
Il Paese, che ha già alle spalle una lunga tradizione di colpi di Stato e di instabilità politica, ha vissuto infatti in questi giorni le più gravi tensioni dall'elezione del suo presidente Evo Morales, tre anni fa.
Tra le altre cose, la strada verso il sud, verso l'Argentina (e quindi proprio dove noi abbiamo i progetti) è bloccata...prima dai vari comitati civici che rivendicano l'autonomia delle terre della Media Luna (ovvero le "terre basse": dipartimenti di Santa Cruz, Beni, Pando, Tarija e Chuquisaca)... mentre ora dai sostenitori del Governo di Morales...
Fatto sta, io mi trovo inchiodata da quasi un mese a Santa Cruz, senza potermi muovere, in città c'è scarsità di gas, di benzina..e ora al mercato non si trovano neanche più le banane, e un sacco di altri generi, tanto che diversi banchetti hanno dovuto chiudere perchè non sanno più cosa vendere!!!!
La sensazione che ho è strana...non c'è una vera percezione di pericolo...le cose sembrano avvenire poco alla volta, un po' in sordina (soprattutto per me che non ho la televisione)...ma in realtà la tensione è alta.

Martedì 9 settembre alcuni giovani manifestanti hanno incominciato ad occupare qui a Santa Cruz (che è a capo del dipartimento più ricco del Paese) alcuni edifici pubblici; altri militanti della cosiddetta Unione Giovanile di Santa Cruz, UJC, (un movimento alquanto violento di giovani vicini al comitato civico pro autonomia Santa Cruz) sono scesi per le strade con bastoni e mazze da baseball e hanno attaccato i militari intenti a proteggere l'edificio del Governo Nazionale: i soldati hanno inizialmente risposto con gas lacrimogeni e colpi di arma, ma poi son dovuti scappare.
Sono stati poi attaccati ed occupati il Ministero delle Imposte e quello che si occupa della Riforma Agraria, la compagnia pubblica dei telefoni Entel, (compagnia tra l'altro italiana, che recentemente è stata nazionalizzata per decreto), le Poste centrali ed infine le sedi di alcune compagnie petrolifere.
Disordini e scontri non sono avvenuti solamente qui: a Tarija i manifestanti hanno bloccato il trasporto di gas verso il Brasile e la stessa cosa è avvenuta a Villamontes dove son state sabotati gli impianti che pompano il gas (la Bolivia esporta ogni giorno 26 milioni di metri cubi di gas al Brasile ed il gas, insieme alla coca, rappresenta la più importante fonte di guadagno per il Governo boliviano).
A Trinidad è stato attaccato l'aeroporto, con relativo blocco dei voli.
Nella provincia di Pando l'esercito è dovuto intervenire ed è stato proclamato lo stato di assedio per cercare di porre fine agli episodi di violenza tra oppositori e sostenitori di Evo Morales, ma questo non ha evitato la morte di una ventina di persone.
La ragione di queste occupazioni e questi disordini: "mettere in atto" l'autonomia, quella che la maggioranza della popolazione dei 4 dipartimenti boliviani (l'equivalente delle nostre regioni) di Santa Cruz, Tarija, Pando e Beni, ha scelto con un referendum il 4 maggio scorso, referendum che però il Governo di La Paz considera illegale.
Ma quello che vogliono i 4 governatori e la popolazione dei loro dipartimenti (in cui si trovano praticamente tutte le fonti energetiche) è anche una diversa redistribuzione delle imposte ottenute dallo sfruttamento delle riserve del gas e del petrolio boliviano (il Presidente infatti vuole destinare il 30% degli introiti della vendita degli idrocarburi a spese sociali come buoni scuola e pensioni sociali), contrastare la politica di nazionalizzazione delle imprese e il tentativo di mettere in atto una riforma costituzionale: Morales spera infatti di poter organizzare il 25 gennaio un referendum nazionale per far approvare il testo di una nuova Costituzione, in cui i punti più delicati sono rappresentati dalla redistribuzione delle terre (una riforma agraria che mira a ridurre la superficie massima delle proprietà fondiarie a 5 – 10'000 ettari) e il mantenimento del Paese a federale. Morales non nega di voler introdurre un sistema in grado di sfuggire al modello del neoliberismo e che crei un modello di società socialista, progetto che cozza ovviamente con gli interessi economici di molti.

Dopo gli inizi di questi disordini da parte degli autonomisiti, anche la parte della popolazione boliviana fedele a Evo Morales, nella stragrande maggioranza indios e appoggiati dal Movimento per il Socialismo (Mas), il suo partito, è passata al "contrattaco", creando nuovi bloqueos nelle strade e organizzando una marcia (con tanto di candelotti di dinamite ed armi) in direzione di Santa Cruz.

Insomma, per riassumere: gli occidentali, gli abitanti delle montagne, più poveri e più numerosi, più scuri di pelle e di maggioranza indigena, si sentono da tempo minacciati dagli orientali, quelli della Media Luna, più ricchi, meno numerosi ma più istruiti, più bianchi e di maggioranza meticcia. E così da qui nascono tensioni e scontri all'interno di quello che però è un solo popolo.
E quello che lascia ancora di più l'amaro in bocca è che alla base ci sono in ballo interessi economici enormi e la strumentalizzazione di chi sta dietro questi interessi perché, ad esempio, sia chi blocca le strade sia chi scende armato in strada è in realtà finanziato (a quanto sembra gli indigeni che bloccano le strade d’accesso ricevono l’equivalente di 7 euro dal Mas, mentre gli autonomisti un po’ di meno, circa 5 euro a testa!!) e tutto questo non fa altro che fomentare sempre più sentimenti di razzismo e intolleranza.
Nonostante ora siano in corso negoziazioni tra Governo e separatisti e la "marcia su Santa Cruz" sia stata temporaneamente sospesa, la crisi sembra ancora lontana dall’essere risolta, soprattutto fino a quando entrambe le parti continuaneranno a mantenersi ferme nelle loro posizioni.
Non ci resta che aspettare...

1 commento:

Anonimo ha detto...

...Ma tipo...non è che puoi tornare a casa? impossibile trovare un aereo? sono un po' in tensione..
alice